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Itinerario degli antichi oratori, custodi di arte e tradizioni


Al centro dei Colli Berici, a sud di Vicenza, si estende la Valle della Liona. È la più grande valle dei Colli Berici e prende il nome dal fiume che la percorre per una dozzina di chilometri. La vallata bonificata nel tempo e da sempre intensamente coltivata ospita piccoli centri abitati e antiche contrade ricchi di ville venete e dimore storiche, chiese, santuari e oratori.

Descrizione dell’itinerario


Chiesetta di Sant’Antonio alle Acque di Grancona

<p style="text-align: justify;">Antica chiesetta posta su un poggio, è ritenuta una sovrapposizione di culto in onore a una divinità delle acque, come potrebbe indicare un’ara romana riutilizzata come pietra d’angolo. Probabile sito benedettino dedicato un tempo a San Vitale, conserva <strong>resti di arte longobarda</strong> (sec VIII-IX). Intitolata successivamente a Sant’Antonio, con gli ultimi rifacimenti si sono perse le antiche strutture e decorazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo piccolo edificio religioso fu teatro, nel corso dell’ultima guerra mondiale, di un <strong>tragico episodio di sangue</strong>: sette giovani partigiani, attirati con l’inganno, furono crudelmente torturati e uccisi dai fascisti. Sul posto sorge oggi un monumento che ricorda i tragici fatti e inneggia ai “sette martiri di Grancona”. Ad ognuno dei sette giovani assassinati è stato dedicato un maestoso cipresso.</p>

Antica chiesetta posta su un poggio, è ritenuta una sovrapposizione di culto in onore a una divinità delle acque, come potrebbe indicare un’ara romana riutilizzata come pietra d’angolo. Probabile sito benedettino dedicato un tempo a San Vitale, conserva resti di arte longobarda (sec VIII-IX). Intitolata successivamente a Sant’Antonio, con gli ultimi rifacimenti si sono perse le antiche strutture e decorazioni.

Questo piccolo edificio religioso fu teatro, nel corso dell’ultima guerra mondiale, di un tragico episodio di sangue: sette giovani partigiani, attirati con l’inganno, furono crudelmente torturati e uccisi dai fascisti. Sul posto sorge oggi un monumento che ricorda i tragici fatti e inneggia ai “sette martiri di Grancona”. Ad ognuno dei sette giovani assassinati è stato dedicato un maestoso cipresso.

Chiesetta di Sant’Apollonia e San Gaudenzio

<p style="text-align: justify;">La chiesetta di San Gaudenzio (Sant’Apollonia) probabilmente risalente al secolo XIII, quando il culto di san Gaudenzio fu importato dalla Germania dai boscaioli, arrivati in questa zona dalle vicine Alpi. Nei territori della val Liona, un tempo ricchi di boschi, si stabilirono infatti per alcuni tempi anche i Cimbri. Anche questa chiesetta fu in tempi successivi restaurata. Nella parte superiore infatti si nota un diverso stile di costruzione, dovuto al rialzamento del tetto per far posto all’<strong>altare, risalente al ‘700</strong>, in marmo policromo, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di Grancona. L’interno, molto semplice, presenta una piccola navata che termina nell’abside, sormontata da arcate in pietra. Sopra l’altare trova posto un quadro che raffigura Sant’Apollonia e una preziosa croce in ottone e rame dorato e cesellato del XVI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei pressi della chiesetta si trova <strong>Villa Aldighieri</strong>, eretta nei primi dell’800 e contornata da rustici, la villa presenta una vasta aia, in cui anticamente si essiccava il riso. Nelle sue vicinanze esiste, tutt’oggi ancora ben conservata, una “giazzara”, una costruzione in cui si conservava il ghiaccio dall’inverno sino all’estate avanzata.</p>

La chiesetta di San Gaudenzio (Sant’Apollonia) probabilmente risalente al secolo XIII, quando il culto di san Gaudenzio fu importato dalla Germania dai boscaioli, arrivati in questa zona dalle vicine Alpi. Nei territori della val Liona, un tempo ricchi di boschi, si stabilirono infatti per alcuni tempi anche i Cimbri. Anche questa chiesetta fu in tempi successivi restaurata. Nella parte superiore infatti si nota un diverso stile di costruzione, dovuto al rialzamento del tetto per far posto all’altare, risalente al ‘700, in marmo policromo, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di Grancona. L’interno, molto semplice, presenta una piccola navata che termina nell’abside, sormontata da arcate in pietra. Sopra l’altare trova posto un quadro che raffigura Sant’Apollonia e una preziosa croce in ottone e rame dorato e cesellato del XVI secolo.

Nei pressi della chiesetta si trova Villa Aldighieri, eretta nei primi dell’800 e contornata da rustici, la villa presenta una vasta aia, in cui anticamente si essiccava il riso. Nelle sue vicinanze esiste, tutt’oggi ancora ben conservata, una “giazzara”, una costruzione in cui si conservava il ghiaccio dall’inverno sino all’estate avanzata.

Il Castellaro – la Chiesa Parrocchiale “SS. Pietro e Paolo” a Grancona

<p style="text-align: justify;">Sul “castellaro”, il colle su cui un tempo era costruito un imponente castello, si innalza da più di un secolo la chiesa neoclassica di Grancona; della cinta muraria sono rimaste però soltanto le fondazioni e qualche breccia. Il castello ebbe in passato grande importanza: fu eretto nel decimo secolo per contenere una chiesetta e soprattutto per difendere la popolazione dalle invasioni degli Unni e degli Ungari.<br />
Durante il medioevo, dunque, non solo fu luogo di rifugio dalle invasioni e dalle guerre civili, ma fu anche oasi di pace e di riposo in tempi di tranquillità.<br />
Il castello fu poi definitivamente distrutto dai Veneziani alla fine della guerra contro la lega di Cambrai, nel 1500.<br />
Nel 1530 fu costruita la chiesa parrocchiale, che prima sorgeva all’interno del castello, presente sul colle forse sin dal IV secolo d.C.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la ricostruzione furono usate le rovine del castello, di cui permane ancora oggi l’impronta in alcune parti dell’edificio. In seguito subì numerosi restauri, fino al 1872, quando con la progettazione della nuova chiesa il colle fu appianato. La chiesa attuale, di forme neoclassiche, è affiancata da un campanile in pietra, con cella campanaria sorretta da una loggia merlata.</p>

Sul “castellaro”, il colle su cui un tempo era costruito un imponente castello, si innalza da più di un secolo la chiesa neoclassica di Grancona; della cinta muraria sono rimaste però soltanto le fondazioni e qualche breccia. Il castello ebbe in passato grande importanza: fu eretto nel decimo secolo per contenere una chiesetta e soprattutto per difendere la popolazione dalle invasioni degli Unni e degli Ungari.
Durante il medioevo, dunque, non solo fu luogo di rifugio dalle invasioni e dalle guerre civili, ma fu anche oasi di pace e di riposo in tempi di tranquillità.
Il castello fu poi definitivamente distrutto dai Veneziani alla fine della guerra contro la lega di Cambrai, nel 1500.
Nel 1530 fu costruita la chiesa parrocchiale, che prima sorgeva all’interno del castello, presente sul colle forse sin dal IV secolo d.C.

Per la ricostruzione furono usate le rovine del castello, di cui permane ancora oggi l’impronta in alcune parti dell’edificio. In seguito subì numerosi restauri, fino al 1872, quando con la progettazione della nuova chiesa il colle fu appianato. La chiesa attuale, di forme neoclassiche, è affiancata da un campanile in pietra, con cella campanaria sorretta da una loggia merlata.

Il Santuario dell’Addolorata a Spiazzo

<p style="text-align: justify;">L’origine della chiesa di Spiazzo risale al XIII secolo ed è legata a un’antica icona della <strong>Vergine Addolorata</strong> che fu molto venerata in Val Liona.<br />
All’interno del santuario si conserva una Vesperbild (letteralmente “immagine del Vespro”), una tipo di scultura devozionale (in questo caso un’immagine) nata nel XIV secolo in Germania e che consiste nella Pietà, cioè nella Madonna con in grembo il corpo di Gesù, evocante il tramonto del venerdì santo quando il corpo di Cristo fu deposto dalla croce. L’opera è attribuita al pittore Battista da Vicenza, autore del polittico dell’abbazia di Sant’Agostino, della chiesa di San Giorgio di Velo d’Astico e dell’affresco della Madonna del Magnificat nella penitenzieria del Santuario di Monte Berico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine, col passare del tempo, andò perduta e fu sostituita con l’attuale affresco della prima metà del XV secolo, il quale fu inglobato nella ricostruzione della chiesa del 1753 e trasferito in una nicchia sopra l’altare maggiore nell’ingrandimento della navata del 1951. La Madonna siede su un podio marmoreo e tiene in grembo Gesù, sostenendone il collo con la mano destra mentre la sinistra poggia sul costato insanguinato.<br />
Guarda il figlio con espressione triste e compassionevole; l’accompagnano Santa Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio e Maria Maddalena proposta nella versione medievale, cioè interamente coperta dai lunghissimi capelli ramati.</p>
<p style="text-align: justify;">L’edificio sacro comprende il campanile con loggiato a bifora, del quale venne mutato l’orientamento intorno al 1956. I primi documenti su questa chiesa risalgono al 1266, e ogni anno questo luogo è meta della processione votiva della Madonna dei prà (così chiamata perché anticamente passava attraverso i prati).</p>

L’origine della chiesa di Spiazzo risale al XIII secolo ed è legata a un’antica icona della Vergine Addolorata che fu molto venerata in Val Liona.
All’interno del santuario si conserva una Vesperbild (letteralmente “immagine del Vespro”), una tipo di scultura devozionale (in questo caso un’immagine) nata nel XIV secolo in Germania e che consiste nella Pietà, cioè nella Madonna con in grembo il corpo di Gesù, evocante il tramonto del venerdì santo quando il corpo di Cristo fu deposto dalla croce. L’opera è attribuita al pittore Battista da Vicenza, autore del polittico dell’abbazia di Sant’Agostino, della chiesa di San Giorgio di Velo d’Astico e dell’affresco della Madonna del Magnificat nella penitenzieria del Santuario di Monte Berico.

L’immagine, col passare del tempo, andò perduta e fu sostituita con l’attuale affresco della prima metà del XV secolo, il quale fu inglobato nella ricostruzione della chiesa del 1753 e trasferito in una nicchia sopra l’altare maggiore nell’ingrandimento della navata del 1951. La Madonna siede su un podio marmoreo e tiene in grembo Gesù, sostenendone il collo con la mano destra mentre la sinistra poggia sul costato insanguinato.
Guarda il figlio con espressione triste e compassionevole; l’accompagnano Santa Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio e Maria Maddalena proposta nella versione medievale, cioè interamente coperta dai lunghissimi capelli ramati.

L’edificio sacro comprende il campanile con loggiato a bifora, del quale venne mutato l’orientamento intorno al 1956. I primi documenti su questa chiesa risalgono al 1266, e ogni anno questo luogo è meta della processione votiva della Madonna dei prà (così chiamata perché anticamente passava attraverso i prati).

La Cesòla di San Lorenzo

<p style="text-align: justify;">In località Carbonarola presso Villa del Ferro si trova quest’oratorio d’incerta origine, già parrocchiale, risalente probabilmente al secolo XII ricostruito nei terreni in collina dei possidenti Dal Ferro, poi Priuli e Custoza. L’edificio sorge sopra al colle ed è formato da un’unica abside, affiancata da un campanile a base quadrata fu eretto su precedenti resti di un tempietto romano, successivamente capitello votivo paleocristiano, e comprende al suo interno una “Madonna sulla seggiola”, suggestiva opera di autore ignoto.<br />
A seguito di un generale restauro alla fine dello scorso secolo si è riattivata una <strong>Festa alla Cesòla</strong> con la processione della Madonna che per tradizione secolare si teneva “alla quarta domenica infra l’ottava di Pasqua”. Il paesaggio circostante è bellissimo: filari d’uva e boschi da un lato e la veduta sulla Val Liona dall’altro.</p>

In località Carbonarola presso Villa del Ferro si trova quest’oratorio d’incerta origine, già parrocchiale, risalente probabilmente al secolo XII ricostruito nei terreni in collina dei possidenti Dal Ferro, poi Priuli e Custoza. L’edificio sorge sopra al colle ed è formato da un’unica abside, affiancata da un campanile a base quadrata fu eretto su precedenti resti di un tempietto romano, successivamente capitello votivo paleocristiano, e comprende al suo interno una “Madonna sulla seggiola”, suggestiva opera di autore ignoto.
A seguito di un generale restauro alla fine dello scorso secolo si è riattivata una Festa alla Cesòla con la processione della Madonna che per tradizione secolare si teneva “alla quarta domenica infra l’ottava di Pasqua”. Il paesaggio circostante è bellissimo: filari d’uva e boschi da un lato e la veduta sulla Val Liona dall’altro.

La parrocchiale di San Germano dei Berici

<p style="text-align: justify;">La chiesa, dedicata al Santo vescovo di Capua, alla fine del sec XIII era già parrocchia. Affiancata ancor oggi dalla sua antica canonica, fu ricostruita verso la metà del ‘700 quando si abbellì di una pala d’altare di Gian Battista Pittoni (1687-1767). Pregevole è il campanile del 1757, tutto in pietra locale: alto quasi quaranta metri, da sempre un vanto in vallata per il suono armonioso e potente delle sue campane e la maestria dei suoi campanari. Questo nucleo parrocchiale è uno dei più eleganti esempi di architettura religiosa settecentesca del vicentino.</p>

La chiesa, dedicata al Santo vescovo di Capua, alla fine del sec XIII era già parrocchia. Affiancata ancor oggi dalla sua antica canonica, fu ricostruita verso la metà del ‘700 quando si abbellì di una pala d’altare di Gian Battista Pittoni (1687-1767). Pregevole è il campanile del 1757, tutto in pietra locale: alto quasi quaranta metri, da sempre un vanto in vallata per il suono armonioso e potente delle sue campane e la maestria dei suoi campanari. Questo nucleo parrocchiale è uno dei più eleganti esempi di architettura religiosa settecentesca del vicentino.

La parrocchiale di Villa del Ferro

<p>Le prime tracce della storia della chiesa parrocchiale di Villa del Ferro risalgono secondo lo storico Gaetano Maccà, in “<em>Storia del Territorio Vicentino”, </em>ancora al 1266, anno in cui il feudo di cui faceva parte fu donato da Manfredino figlio di Trintinecio al Vescovo di Vicenza Bartolomeo da Breganze. In un successivo documento del 1452 la chiesa è descritta come cappella compresa nella giurisdizione di Santa Maria Assunta di Orgiano.</p>
<p>Nel 1788 la chiesa fu in parte demolita, riedificata ed ingrandita. Le vicende furono seguite da presbiteri, rettori e parroci, con periodiche visite dei vescovi.</p>
<p>L’edificio fu ricostruito radicalmente nel secolo scorso tra il 1921 e il 1928 e consacrato l’11 novembre 1945. Ogni anno in questo giorno si celebra la festa di San Martino di Tours, vescovo patrono della Parrocchia di Villa del Ferro fin dall’antichità.</p>
<p>In passato la festa si celebrava con la S. Messa cantata e vespero. Era una festa di precetto e vacanza per la scuola; la piazza si animava di gente, comparivano le giostre e i banchi da sagra.</p>
<p>Negli ultimi anni si celebra una messa serale e il locale Gruppo Alpini rinnova la tradizione offrendo le caldarroste con il vino novello.</p>
<p>L’interno della chiesa conserva un dipinto raffigurante <strong>San Girolamo</strong> e attribuito a <strong>Leandro da Bassano</strong> (1577 – 1622).</p>

Le prime tracce della storia della chiesa parrocchiale di Villa del Ferro risalgono secondo lo storico Gaetano Maccà, in “Storia del Territorio Vicentino”, ancora al 1266, anno in cui il feudo di cui faceva parte fu donato da Manfredino figlio di Trintinecio al Vescovo di Vicenza Bartolomeo da Breganze. In un successivo documento del 1452 la chiesa è descritta come cappella compresa nella giurisdizione di Santa Maria Assunta di Orgiano.

Nel 1788 la chiesa fu in parte demolita, riedificata ed ingrandita. Le vicende furono seguite da presbiteri, rettori e parroci, con periodiche visite dei vescovi.

L’edificio fu ricostruito radicalmente nel secolo scorso tra il 1921 e il 1928 e consacrato l’11 novembre 1945. Ogni anno in questo giorno si celebra la festa di San Martino di Tours, vescovo patrono della Parrocchia di Villa del Ferro fin dall’antichità.

In passato la festa si celebrava con la S. Messa cantata e vespero. Era una festa di precetto e vacanza per la scuola; la piazza si animava di gente, comparivano le giostre e i banchi da sagra.

Negli ultimi anni si celebra una messa serale e il locale Gruppo Alpini rinnova la tradizione offrendo le caldarroste con il vino novello.

L’interno della chiesa conserva un dipinto raffigurante San Girolamo e attribuito a Leandro da Bassano (1577 – 1622).